Cacca nello Spazio: dall'Apollo 10 alla Space Poop Challenge

“Con uno Shuttle stiamo mandando cacca nello Spazio”, cantava Caparezza nel 2009. Ma gli astronauti che dagli anni ’60 hanno compiuto missioni spaziali… dove l’hanno fatta?

L’argomento si presta a facile ironia, ma in realtà si tratta di una questione piuttosto seria su cui, nel corso del tempo, in molti hanno riflettuto, ideato e sperimentato al fine di trovare il metodo migliore per raccogliere feci, urina o fluidi mestruali evitando infezioni e impedimenti durante il lavoro in orbita.

LE PRIME MISSIONI

I primi sistemi di contenimento delle feci erano abbastanza rudimentali e, a parte la scomodità e il problema di batteri e odori, non risolvevano il problema dell’assenza di gravità. È famoso in effetti l’episodio dell’escremento fluttuante a bordo dell’Apollo 10!

SPERIMENTA, FALLISCI, RITENTA

Man mano, furono ideati numerosi prototipi di gabinetti ma scartati poi per problematiche e difetti vari. Il primo modello funzionante senza intoppi fu quello situato a bordo dell’Atlantis e del Discovery, che permetteva agli astronauti di sedersi su un piccolo sedile con un’apertura al cui interno una ventola si occupava di aspirare le feci. 

Nel 2015 l’Agenzia Spaziale Europea ha pubblicato il video in cui l’astronauta Samantha Cristoforetti spiega come funzionano i due macchinari che si trovato sulla Stazione Spaziale Internazionale e che smaltiscono rispettivamente la pipì e la cacca degli astronauti.

Per la “number one”, si usa un tubo che la aspira e la invia in una macchina che provvede a trasformarla in acqua potabile. Per la “number two” ritroviamo il piccolo sedile sopracitato, che poggia su un contenitore grigio in cui finiscono le feci e al cui imbocco deve essere fissato un sacchetto. L’astronauta di turno provvederà poi richiudere il proprio sacchetto pieno, gettarlo nel contenitore e fissarne uno nuovo per il successivo utilizzatore. Dopo circa 10 giorni, il contenitore viene svuotato e i rifiuti vengono espulsi disintegrandosi a contatto con l’atmosfera.

LA SPACE POOP CHALLENGE

Nel 2016, a conferma di quanto la questione sia seria, la NASA ha lanciato la Space Poop Challenge: un concorso in cui si richiedevano nuove idee e soluzioni per la gestione dei bisogni fisiologici in tutti quei casi in cui si debba indossare la tuta spaziale (durante i lanci, i rientri, gravi guasti o tutte le attività da compiere fuori dal veicolo) ininterrottamente per almeno 6 giorni.

L’IDEA VINCENTE

Il vincitore è stato Thatcher Cardon, pilota militare, chirurgo di volo e medico di base. Ha ideato un piccolo airlock* all'altezza dell'inguine, dotato di apertura espandibile in cui è possibile inserire un tubo induttore tramite cui far entrare (e uscire) padelle per i fluidi e assorbenti gonfiabili, senza depressurizzare la tuta. Questo sistema ha un gran margine di crescita. Potrebbe essere usato anche per un intervento chirurgico d’emergenza. 

Per dirla sempre come Caparezza: “Extraterrestri è in arrivo cacca nello spazio. Voi siete artisti, fate i cerchi nel grano, noi cacca nello spazio!”.

*dispositivo che permette il passaggio di persone e materiali tra due ambienti a diversa pressione.

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