Parolaccia o augurio? La storia della parola "merda"

Nella Smorfia è associata al numero 71, se la pesti porta fortuna, se sei arrabbiato e la pronunci diventa un’esclamazione di rabbia, impazienza, disappunto, anche stupore. 

E questo vale in tutte le lingue: shit! merde! scheiße! mierda!

Sì, è la parola “merda”. Un termine considerato una parolaccia offensiva e volgare, ma in realtà si tratta di una parola che deriva dal latino mĕrda (m) e la usava persino Dante!

Tra tutti i modi di dire e i proverbi a essa correlati (“Se marzo butta erba, aprile butta merda”), vogliamo soffermarci su uno in particolare perché è uno dei pochi casi in cui questa “dirty word” ha un’accezione molto diversa dal solito e pronunciarla è considerato di buon auspicio.  

Ci riferiamo ovviamente al mondo dello spettacolo, in particolar modo al teatro. È noto infatti che, prima di andare in scena, gli attori urlino “Merda! Merda! Merda!”.

Ma qual è l’origine di questo rito scaramantico? Ci sono due teorie.

CARROZZE, CAVALLI…. E TANTA MERDA

Secondo la prima teoria l’origine del rito è collocabile tra il ‘700 e l’800. In questo periodo il teatro passò da passatempo popolare a intrattenimento per un pubblico alto e medio borghese, una platea che era solita andare agli spettacoli in carrozza. La presenza di molti cavalli e del loro abbondante sterco indicava che alla messa in scena avrebbe assistito un gran numero di persone e, di conseguenza, che i guadagni sarebbero stati buoni. Dire “merda” equivaleva perciò ad augurarsi che il teatro fosse pieno e la rappresentazione teatrale un successo

ARLECCHINO, ENRICO IV… E CASTAGNACCIO FUMANTE!

Si narra che l’attore mantovano Tristano Martinelli sia stato l’inventore della maschera di Arlecchino e che, tra il ‘500 e il ‘600, abbia recitato in molti spettacoli accumulando fama e denaro. 

Spesso si esibiva da solo recitando per un pubblico di pochi eletti, soprattutto cortigiani e regnanti, ed è nota la sua performance per il Re francese Enrico IV di Borbone e la sua cerchia.

Nei panni di Arlecchino, appena entrato in scena, si calò i pantaloni, si accovacciò su un vaso da notte e finse di defecare. A quel punto si alzò e cominciò a lanciare il contenuto del vaso sul pubblico, urlando “Merda! Merda per tutti! Porta fortuna!”. Il pubblico, che si vide arrivare addosso qualcosa di caldo e marrone, cominciò a scappare e a gridare. Qualche pezzo arrivò anche sullo stesso Re che si accorse che non si trattava di feci ma di castagnaccio fumante e, anziché ordinare l’esecuzione di Martinelli, rise e apprezzò l’irriverente trovata dell’attore pagandolo profumatamente.

Conoscevate queste storie? Quale avete apprezzato di più?

Share this post